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DEL PROGETTO
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Associazione Aiutiamoli a Vivere Lombardia O.N.L.U.S.
Premessa
Da 13 anni la Fondazione Aiutiamoli a Vivere si prende cura dei “bambini
di Chernobyl” con progetti realizzati sia in Italia che in Bielorussia.
L’ingente numero di 41.125 bambini ospitati fino al 2004 dalle famiglie
italiane è il risultato di un impegno alla solidarietà che
si pone la finalità di migliorare lo stile di vita per quei bambini,
oggi ospiti in Italia, che domani diventeranno uomini e donne cittadini
nella loro nazione.
Con il passare degli anni ci si è resi conto che fenomeni di degenerazione sociale rilevanti e in special modo l’alcolismo, non solo ostacolano la buona riuscita di molti progetti della Fondazione Aiutiamoli a Vivere, ma si insediano come piaghe profonde nella società bielorussa mettendo a serio rischio la positiva crescita psico-fisica di adulti e bambini direttamente o indirettamente coinvolti
Purtroppo la gravità e la velocità di estensione di questo fenomeno si accompagnano ad una permissività da parte del governo bielorusso e della società civile. L’abuso di alcol è diventato uno stile di vita disperato e distruttivo. Più del 90% dei bambini orfani sociali, ospiti negli oltre 200 orfanotrofi bielorussi e centri di prima accoglienza, sono figli di alcolisti.
Si è compreso così che alla base di ogni progetto della Fondazione è necessaria un’opera di risanamento umano rivolta direttamente alle persone più fragili e a rischio.
Da queste riflessioni è nata la decisione da parte della Fondazione Aiutiamoli a Vivere in collaborazione con l’ AICAT (Associazione Italiana Club degli Alcolisti in Trattamento) e con l’APCAT Centro Studi Trentino (Associazione Provinciale dei Club degli Alcolisti in Trattamento) di realizzare un progetto di intervento mirato alla prevenzione e cura del pesante problema dell’alcolismo in Bielorussia.
ANALISI DEI BISOGNI
L’obiettivo di tutela della salute psico-fisica è ambizioso
e molto complesso, ma senza dubbio rappresenta un primo pilastro su cui
fondare una lenta ma costante crescita di “benessere” sociale.
Per tale motivo risulta fondamentale, prima di realizzare qualsiasi intervento, un’accurata analisi dei bisogni e delle esigenze dei bambini bielorussi, dei giovani e degli adulti, ed una chiara idea della disponibilità a collaborare da parte degli enti pubblici e privati che operano sul territorio.
Ci siamo chiesti:
Quali sono le realtà colpite indirettamente dal problema dell’alcolismo?
Minori, famiglia, mondo del lavoro. E’ necessario cercare di comprendere
il problema alcolismo sia nella sua specificità, sia nella complessità
del suo contesto socio-culturale
Quali sono le realtà associative già esistenti? Come lavorano
sul territorio? Che funzione hanno?
Come sono riconosciute a livello locale (credibili o no)? Dove arrivano
ad operare e dove non arrivano (l’ipotesi è di arrivare dove
loro non arrivano o di collaborare con loro aumentando l’efficacia
nei loro interventi?) E’ possibile collaborare con loro?
Domande alle quali siamo riusciti solo in parte a dare una risposta. Dalle
informazioni raccolte durante la scorsa estate abbiamo saputo che esistono
alcune realtà associative che però operano con molta fatica
per mancanza di mezzi ma soprattutto di metodo. Negli orfanotrofi dove,
tra i ragazzi, vige la legge del più forte, non esistono operatori
preparati per una formazione di prevenzione all’alcool.
Direttori di orfanotrofi, sindaci di paesi sperduti, associazioni laiche e religiose aspettano un aiuto.
DESCRIZIONE DELLA METODOLOGIA
Ideata dal prof. Hudolin, psichiatra croato, la metodologia ha trovato ampia
diffusione nella ex Iugoslavia e poi in Italia dal 1979. É basata
sul concetto di alcolismo come stile di vita della persona in relazione
al suo contesto familiare e comunitario.
Riferimento centrale del programma è il Club, costituito da un gruppo di persone con rispettivi familiari con problemi alcol-correlati e complessi e da un formatore, denominato “il servitore”. Si parla di un problema complesso quando, all'interno della famiglia, l'alcolismo si accompagna ad altri disturbi, quali disagio psichico, tossicodipendenza, emarginazione. Le famiglie si incontrano settimanalmente per iniziare e poi consolidare il cambiamento del proprio stile di vita, che parte dalla scelta di smettere di bere.
L’approccio ecologico sociale prevede inoltre l’attivazione di una strategia rivolta a tutta la popolazione con l’obiettivo di ridurne i consumi secondo le linee della Organizzazione Mondiale della Sanità.
In Trentino sono 165 i Club degli Alcolisti in trattamento che applicano il metodo Hudolin. Dal 1984 ad oggi sono 2.500 le famiglie trentine entrate in trattamento. In Italia sono operativi oltre 2.400 Club. Inoltre l’AICAT collabora con molti paesi stranieri come Romania, Lituania, Russia, Grecia, Brasile, Ecuador, Nicaragua, Spagna, Bolivia, Slovenia, Croazia, Serbia ecc.
Il metodo Hudolin presenta
i seguenti aspetti positivi di fattibilità:
facile accessibilità al trattamento
semplicità del trattamento
costi minimi sia economici che di tempo
coinvolgimento della popolazione
realizzazione del programma nel quartiere o nel paese dove la famiglia con
problemi di alcool risiede, senza ricorso ad ospedali o case di cura.
OBIETTIVO DEL PROGETTO
Avviare nella Regione di Gommel, la più colpita dalle radiazioni
di Chernobyl, un intervento della durata di un anno per sperimentare l'approccio
ecologico-sociale al trattamento dei problemi alcol-correlati, verificandone:
accettabilità nella
popolazione e tra gli operatori socio sanitari
efficacia e limiti
possibilità di diffusione in altre zone.
ATTIVITA’
La formazione di almeno sei servitori bielorussi attraverso uno stage in
Italia che prevede la partecipazione ad una settimana di formazione e sensibilizzazione
sui problemi alcol-correlati (modulo sperimentato in Italia da molti anni,
che rappresenta la formazione base all’approccio ecologico-sociale).
Lo stage, promosso dall’APCAT Centro Studi si terrà a Trento
dal 23 al 28 maggio 2005.
La nascita sul territorio bielorusso di Club di alcolisti in trattamento
Verifica e riscontro da parte di personale APCAT Trentino dell’impostazione
del progetto
La realizzazione, entro l’autunno del 2005 in Bielorussia, di eventi
formativi rivolti ad operatori professionali, promotori di salute e leader
di comunità.
Lo sviluppo di una strategia di prevenzione rivolta in particolare ai ragazzi
di orfanotrofio e in generale alla comunità.
PROSPETTO E COSTI DEL PROGETTO
Viaggio 9 servitori bielorussi (maggio 2005) € 4.000
Vitto e alloggio a Trento per lo stage dal 23 al 28 maggio ‘05 €
4.500
Viaggi in Italia (trasporti da e per aeroporto; scambi con Acat del Veneto
e della Lombardia) € 500
Spese telefoniche/comunicazione € 300
Spese materiale didattico – di formazione € 400
Viaggio 3 esperti italiani (Italia-Bielorussia-Italia) + interprete in loco-
fine settembre 2005 (una settimana più alloggio) € 3.000
Viaggio 3 esperti italiani (Italia-Bielorussia-Italia) + interprete in loco
per preparazione al corso di formazione primavera 2006 (una settimana più
alloggio) € 3.000
Organizzazione Corso di formazione/verifica in Bielorussia (regione di Gommel
costi per sede, viaggi e alloggio n. 60 partecipanti) € 2.500
TOTALE €18.200,00
Le persone e gli operatori che appoggiano il progetto, sia del Centro Studi di Trento che della Fondazione Aiutiamoli a Vivere, offrono la loro collaborazione alla formazione in Italia ed in Bielorussia a titolo di volontari. Pertanto il preventivo presentato rappresenta solo la richiesta di rimborso spese.
Responsabili Progetto
Roberto Cuni - APCAT Centro Studi di Trento
Renzo Dott. De Stefani - APCAT Centro Studi di Trento
Luisa Balicco – Fondazione Aiutiamoli a Vivere – Villa d’Almè
Programmazione per il 2009
Dai colloqui avuti con le
Direttrici delle scuole e degli istituti di prima accoglienza, è
emersa la preoccupazione ed il bisogno "fare di piu'".
Gli operatori ACAT si stanno confrontando per elaborare un metodo di lavoro
che coinvolga insegnanti e alunni con apposite Scuole Alcologiche Territoriali.
Inoltre sarà importante effettuare incontri di informazione e sensibilizzazione
con la popolazione cercando di arrivare fino al più piccolo villaggio.
Si dovranno trovare persone da valorizzare motivandole a diventare i responsabili
di zona dei club che facciano da tramite tra i club esistenti e quelli che
nasceranno e che sappiano distinguere tra le reali necessità e le
pretese ingiustificate. Dovranno inoltre collaborare con le autorità
per favorire e promuovere tutte quelle iniziative che possano migliorare
la riuscita del progetto.
Abbiamo a grandi linee tracciato un percorso che sarà da valutare
nei prossimi giorni anche in base alle risorse economiche a nostra disposizione.
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DOCUMENTAZIONE RELATIVA AL PROGETTO
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